Vertical Farm per piante officinali e coloranti: Cultipharm

Il posto occupato dal regno vegetale nell’esistenza del genere umano è antichissimo ed estremamente importante. Fonte di cibo, prima occasionale e poi perseguito con finalità e razionalità, tanto da plasmare comunità, rapporti sociali e intere civiltà. Ma anche fonte di una miriade di sostanze e materiali, fondamentali nell’abitare, nelle costruzioni, nel vestiario, nella medicina, nell’abbellimento del corpo e nell’influenzare il funzionamento del cervello.

Con l’invenzione e la diffusione delle nuove tecniche di coltivazione fuori suolo, idroponica, aeroponica, soprattutto a più livelli, vertical farming, logica vuole che queste ultime siano applicate a vegetali non destinati all’alimentazione. Stante il livello raggiunto dalla tecnologia, due settori sono di particolare interesse: le piante officinali e quelle coloranti. In entrambi i casi, l’obiettivo sono le sostanze pregiate che le piante producono, nel primo caso i principi attivi nel secondo i pigmenti. Oltre che dalla sempre maggiore richiesta di ingredienti e coloranti di origine vegetale, l’attenzione degli imprenditori nei confronti del non-food deriva dal valore e dai margini molto più alti delle produzioni rispetto al food.


A entrambi i settori si rivolge un’azienda lombarda, Cultipharm, che abbiamo incontrato a NovelFarm. “Coltivare le officinali in vertical farming – ci spiega Gabriella Funaro, marketing manager della società – comporta numerosi vantaggi. Innanzitutto, si è indipendenti dalle stagioni, per cui la coltivazione è continua sui diversi livelli dell’impianto, con più cicli all’anno che possono iniziare e finire in funzione delle esigenze del prodotto/mercato. Da questo deriva la maggiore produttività per superficie occupata, cui si somma quelle per superficie coltivata grazie alla maggiore densità che è consentita dall’ambiente controllato”.

“Dal punto di vista del cliente – prosegue Funaro – i fattori che interessano direttamente sono però altri, e la vertical farm permette di offrirli in modo inedito. In una vertical non si usano pesticidi e diserbanti, e questo consente non solo un grado di residui che è intrinsecamente zero, ma anche di garantire l’assoluta purezza. Inoltre, il controllo totale dell’ambiente di coltivazione permette la costanza nel tempo della qualità e la possibilità di far crescere le piante in condizioni che massimizzino la produzione da parte loro dei principi attivi utili”.



Cultipharm ha finora avviato produzioni sperimentali o in quantità su una ventina di piante officinali, tra cui la curcuma, lo zenzero e lo zafferano. L’azienda dispone di laboratori e di una linea di raffinazione interni, così che è in grado di fornire sia il vegetale grezzo che il principio attivo, come la curcumina, i gingeroli e gli shoagoli. Le evoluzioni future sono ambiziose, ci dice Funaro: “Oltre che sulle officinali, stiamo lavorando anche sulle piante coloranti. Abbiamo condotto studi rigorosi sulle specie e sulle varietà, e siamo in grado di coltivare a ciclo completo, a partire dalle sementi. Possiamo quindi fornire qualunque materia grezza o principio attivo che un cliente ci può richiedere. Ma la nostra ambizione più grande è far crescere la coltivazione verticale di queste piante. Abbiamo costruito un sistema scalabile che può essere fornito chiavi in mano ad aziende del settore e anche a imprenditori o startup con idee innovative, anche verso mercati esteri. Gli sbocchi sono potenzialmente giganteschi, da settori enormi come il tessile e la cosmetica a nicchie ad altissimo “valore aggiunto” del settore nutraceutico.


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