Il costo dei resi di Natale

L’Epifania ogni festa porta via e con essa anche tutti i regali ricevuti che non ci piacciono, non ci vanno bene, non funzionano, non erano come li avevamo visti in foto.


Ma quanto vale il mercato dei resi, o meglio, quanto costa tutto questo alle aziende? E all’ambiente?


Gli acquisti online hanno avuto una forte impennata tra il 2019 e il 2021. Negli Stati Uniti, solo considerando il periodo di Natale, la National Retail Federation, ha stimato una crescita delle vendite dell'11,5% con un aumento medio di spesa compreso tra l'8,5% e il 10,5% rispetto allo scorso anno, spesa di cui l’e-commerce rappresenta circa il 20%.

Da sempre dopo il periodo delle festività c’è il periodo di restituzione dei regali e secondo Optoro, azienda di consulenza americana che si occupa di studiare strategie aziendali per ridurre i resi, stima che due acquirenti su tre daranno indietro almeno un regalo durante le festività natalizie del 2021/2022. Il tasso di restituzione dei prodotti da un negozio fisico rispetto a un sito Web è, però, molto diverso: il tasso di reso per le vendite online è di circa il 25%, mentre il tasso di reso per i negozi è di circa l'8%. Sulla base di questi numeri ci si aspettano circa 120 miliardi di dollari di prodotti restituiti dopo le festività natalizie, con 54 miliardi di dollari provenienti dalle sole vendite online.

Optoro ha stimato che quest’anno i resi costeranno alle aziende fino al 59% in più rispetto al 2020, a causa anche dei problemi relativi alla catena di approvvigionamento e alla gestione dei magazzini quasi pieni.


L’impatto dei resi non è, però, solo economico. Nel suo report annuale, Optoro, (The Optoro 2020 Impact Report.pdf) ha evidenziato come l’e-commerce sia responsabile di quasi 2,7 miliardo di chili di rifiuti che finiscono in discarica e a 16 milioni di tonnellate metriche di CO2 dovute ai trasporti.


Questo perché alcuni articoli sono così economici che il costo di gestione e restituzione è superiore al valore del prodotto. L'elettronica e la plastica più economiche vengono scartate e solo una parte viene riciclata, il resto finisce in discarica. Il fast fashion è uno dei maggiori problemi degli ultimi anni: i prodotti restituiti o dismessi vengono imballati e venduti in lotti a offerenti esteri e sbarcano in un paese del terzo mondo dove la maggior parte viene bruciata o finisce in una discarica. Ha fatto il giro del mondo questa foto del deserto dell’Atacama (tra il Perù e il Cile).



Come ogni cosa, sono le scelte individuali che possono cambiare il mondo: non comprare tutto con l’idea lo si possa, buttandosi a capofitto in uno shopping sfrenato dovrebbe essere la partenza, oppure scegliere di regalare voucher, abbonamenti o esperienze. Anche le scelte delle aziende sono importanti: l’economia circolare dovrebbe sempre più entrare a far parte della strategia delle imprese a partire dalla produzione fino al recupero e al riciclo dei resi.

“Be the change you want to see in the world”


#AuroraMarin #logistica #economiacircolare #waste

 

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