Ray - ban stories: i rischi degli occhiali “intelligenti” nel nuovo metaverso facebook

L’ultimo arrivato in casa Facebook (o forse sarebbe meglio dire in casa Meta) è il Ray-Ban Stories. Si tratta di un occhiale nato dall’accordo tra Facebook ed Essilor Luxottica che a tutti gli effetti è la copia esatta di alcuni dei modelli in circolazione in perfetto stile Ray-Ban. O almeno questo è ciò che sembra.



A differenziarli dalle loro controparti tradizionali sono le funzionalità smart. Gli Stories integrano infatti due fotocamere, tre microfoni e diffusori stereo che permettono di scattare foto, fare video, ascoltare musica e telefonare con un solo tocco, senza dover mettere mano al cellulare. Il prodotto è già acquistabile online a partire da 329 euro anche in Italia e per farlo funzionare è necessario scaricare l’applicazione Facebook View disponibile su iOS e Android. Questa app è indispensabile per configurare l’occhiale, ma è anche l’unico strumento di accesso alla sua memoria. Le foto scattate e i video girati tramite l’occhiale vengono infatti importati direttamente nell’app da dove poi possono essere condivisi sui social.

Dopo l’ascesa degli smartwatch, era quasi inevitabile aspettarsi l’arrivo di un altro device intelligente che fosse compagno della quotidianità in modo altrettanto pratico e funzionale. Di fatto, però, gli Stories non sono un’invenzione. Google ad esempio aveva lanciato i suoi smart glasses già nel 2012, salvo poi sospendere le vendite tre anni dopo a causa del modesto riscontro commerciale. Il progetto non decollò, insomma. A detta dei più critici ciò avvenne per il prezzo - più di 1000 dollari -, ma anche per il design dell’occhiale, considerato ingombrante e poco accattivante, e per il sempre più citato discorso sulla privacy.

Se Zuckerberg è riuscito ad ovviare o almeno ad arginare i primi due problemi riducendo di due terzi il prezzo di acquisto del prodotto e puntando su un marchio tra i più popolari al mondo, lo stesso non si può dire del terzo problema. Facebook afferma di aver progettato gli Stories tenendo presente la privacy. “Un LED non disabilitabile si accende per far sapere alle persone vicine quando stai scattando una foto o un video”. Ma se già in certi contesti particolarmente affollati risulta difficile rendersi conto di essere ripresi da uno smartphone, l’accensione di un minuscolo LED bianco su un paio di occhiali all’apparenza del tutto identici ai modelli Ray-Ban non-smart sarà ancora più impercettibile, soprattutto se il soggetto è distante, ipovedente o molto più semplicemente affaccendato in altro.



L’utilizzo improprio del nuovo device di casa Facebook permetterebbe dunque di riprendere persone senza che queste se ne accorgano. Il rischio che qualcuno possa farsi prendere la mano e che ognuno possa essere osservato da una sorta di Grande Fratello invisibile è dietro l’angolo e non è da sottovalutare. Facebook stesso ha infatti creato una sezione apposita sul suo sito web per rispondere a dubbi e quesiti riguardanti l’uso degli Stories nel rispetto della privacy altrui.

Da questi occhiali ad una loro possibile versione ancora più intelligente in grado di proiettare dati sulle immagini dell’ambiente circostante il passo poi è breve. Di fatto basterebbe dotare le lenti di un display microLED capace di sfruttare la realtà aumentata. Anche Xiaomi ha annunciato l’uscita di un occhiale AR che dà indicazioni stradali e traduce cartelli. In una recente newsletter abbiamo anche dato conto del fatto che questo tipo di tecnologia è arrivata a livello di lenti a contatto. Pensare che Facebook possa fare lo stesso non è certo utopia. E se gli occhiali finissero per proiettare anche informazioni personali su chi ci sta intorno, allora i garanti della privacy avrebbero il loro bel daffare. Facebook ha assicurato che gli Stories non sono in grado di identificare i volti delle persone e la recente decisione di eliminare il sistema di riconoscimento facciale dall’omonimo social network sembrerebbe essere in linea con quanto dichiarato, se non fosse per un particolare: in un’intervista per il giornale Recode il portavoce della società Jason Grosse ha chiarito che l’annuncio non riguarda i prodotti della realtà aumentata.

Questi nuovi smart glasses si collocano quindi perfettamente nel nuovo progetto di metaverso su cui sta puntando Zuckerberg con la neonata Meta. Nelle intenzioni dei creatori, i Ray-Ban Stories garantiscono di “poter rimanere presente con amici, familiari e il mondo che ti circonda”. Bisogna augurarsi che il proposito venga rispettato. Così come la privacy.


#SabinaCrociati #innovazione #tecnologia

 

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