Delivery sempre più estremo: l’asticella scende a dieci minuti

Nel 2018, migliaia di secoli fa, fece un po’ di rumore per qualche mese l’appello (sacrosanto, eh) del Freight Leaders Council contro la “logistica del capriccio”, ossia la corsa delle società di e-commerce verso tempi di consegna sempre più brevi e a costi sempre più bassi, sino ad annullarsi o a essere prezzati a forfait (Amazon Prime). FLC ed altri sono tornati sull’argomento ancora qualche mese fa, anche se dal mercato reale la risposta, almeno per la spesa, va in tutt’altra direzione. Prima in Europa e poi anche negli Stati Uniti sono sorti nuovi operatori di delivery di groceries (ma non solo) la cui value proposition si basa esclusivamente sul tempo di consegna. Da subito l’asticella è fissata molto in alto (o in basso): i fatidici dieci minuti che si impiegherebbero a scendere in strada per andare al negozio sotto casa.


Il modello operativo è ultralocale: tanti piccoli hub con dotazioni da dark store (frigoriferi, etc) che servono attraverso rider (solitamente dotati di bici elettriche) un’area urbana delimitata da un’isocrona risultante dai dieci minuti meno il tempo di gestione dell’ordine. A questo viene data grande attenzione: un hub ha almeno 30 magazzinieri a tempo pieno. La crescita avviene per aggiunta successiva di hub e relativi rider nelle aree urbane con densità sufficiente a garantire un rapporto spazio/abitanti favorevole. Prendiamo Gorillas, il caso più mediaticamente noto anche perché si tratta di una start-up tedesca nata nel 2020 (la pandemia c’entra) e che qualche mese fa ha raggiunto lo status di unicorno (valutazione presuntiva di un miliardo di dollari). La società serve a Milano le zone De Angeli-City Life, Colonne, NoLo-Centrale e Porta Romana-Corso Lodi. Che i rider e i magazzinieri di Gorillas siano assunti (a tempo determinato…) è un dettaglio che non influisce sul modello operativo. Interessante invece il pricing: 1,8 euro fissi a consegna e costo dei prodotti uguali a quelli di listino di super e negozi. Interessante anche la catena di supply: fornitori locali che di solito vendono online e presso propri spacci o riforniscono HoReCa selezionati.

In pratica i nuovi operatori (speed deliverer) sono una cosa nuova rispetto alle piattaforme come Glovo e Deliveroo che si appoggiano per lo più su negozi e ristoranti cui offrono un canale distributivo. Sono dei retailer dedicati alla consegna a domicilio di un numero limitato di SKU a un’area ben precisa, degli e-retailer di prossimità con assortimento ottimizzato sulla popolazione che servono che però dispongono di infrastrutture tecnologiche e strategiche, software di pianificazione e AI inclusi. Nell’ultimo anno sono operativi in questo nuovo settore nomi come Weezy, Jiffy, Gorillas, Getir, Blok per l’Europa. Negli Stati Uniti Gopuff ha raccolto venture capital per 1,5 miliardi di dollari e si è comprata BevMo per offrire servizi di consegna in mezz’ora. DoorDash, il nuovo fenomeno delivery in USA, ha una propria linea di DashMart, dark store che stanno aprendo in diverse città. New York City ha già tre speed deliverer (Fridge No More, Gorillas e JOKR). A San Francisco c’è Food Rocket. Il modello tira e almeno una piattaforma come la spagnola Glovo ha deciso di investirci buona parte dei 450 milioni di euro ricevuti nel più recente round di venture dello scorso aprile, espandendo la propria divisione specializzata Q-Commerce. Inoltre, Glovo sta facendo accordi con società di real estate per far acquisire spazi da adibire a dark store da prendere in affitto. L’ultimo con la svizzera Stoneweg per 100 milioni di euro.


A proposito, NoLo significa Nord di Loreto (piazzale). Del resto se New York ha TriBeCa e tre speed deliverer, Milano ha NoLo con due speed deliverer (Gorillas e Blok).


Puoi leggere i Bollettini di OITA sul sito: oitaf.com/bollettini


#MarcoComelli

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