L'avanzata delle foreste

“Fa più rumore una albero che cade, piuttosto che una foresta che cresce.” Mai come in questo caso la frase del filosofo cinese Lao Tse è da intendersi in senso letterale. Esistono, infatti, due scenari: quello di 10 milioni di ettari di foreste perse all’anno a causa di deforestazione e incendi (dati del Global Forest Resources Assessment 2020) e quello di un continente europeo nel quale le foreste sono aumentate esponenzialmente.

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Il secondo scenario, illustrato nelle mappe di crescita e declino di insediamenti, foreste e terreni coltivati durante il secolo scorso, in una ricerca dell'Università di Wageningen, è il risultato di più fattori raccontati dallo stesso Richard Fuchs, che ha guidato il progetto, al Washington Post. “Oltre 100 anni fa il legname veniva usato per quasi tutto: come combustibile per il fuoco, per la produzione di metalli, mobili, la costruzione di case. Per questo intorno al 1900 erano rimaste pochissime foreste in Europa. Soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, diverse nazioni hanno poi cominciato diversi piani di riforestazione che sono ancora oggi in corso”. Allo stesso tempo, i terreni coltivati ​​sono diminuiti a causa di innovazioni tecnologiche che hanno reso necessaria un'area relativamente inferiore per produrre la stessa quantità di cibo. Infine, molte persone sono migrate dalle aree rurali a quelle urbane permettendo ai semi delle piante “pioniere” di crescere nei campi non più coltivati.


fonte: https://wapo.st/2R3degv


I risultati di questa ricerca rispecchiano la situazione delle foreste in Italia: secondo l’anticipazione data dal Sole 24 Ore dei dati dell’Inventario nazionale della Foreste del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, curato da Istat, Crea, Carabinieri Forestali e Sisef, negli ultimi 5 anni le foreste italiane hanno continuato a espandersi, guadagnando 270mila ettari. La superficie incolta aumenta di 800 metri quadri al minuto e le foreste sommate ai boschi in Italia ricoprono il 40% dell’intero territorio nazionale, pari a 11,4 milioni di ettari. L’incremento percentuale nel quinquennio è del 2,9%, negli ultimi trent’anni del 25% e negli ultimi 80 addirittura del 75 per cento.

Naturalmente, esiste un “ma”. Dall’ultimo rapporto nazionale disponibile sullo stato delle foreste e del settore forestale – RaF Italia 2017-2018 (fonte, Mipaaft 2019), dal 1980 al 2017 le superfici interessate dal fuoco sono state 4.061.988 ettari, con una media di 106.894 ettari/annua.

Se la foresta, infatti, ha i suoi meccanismi di crescita, resilienza, difesa dagli eventi estremi (per esempio, alcune specie si stanno spostando in latitudine verso Nord e in altitudine in cerca di fresco e umidità per adattarsi al riscaldamento globale, altre adattando la forma, le dimensioni e la consistenza dei loro organi per ridurre il consumo di acqua), è anche vero che nulla possono fare di fronte agli incendi dolosi (che in 40 anni hanno interessato oltre 4 milioni di ettari di bosco in Italia) e che gli alberi crescono a ritmo lento rispetto ai cambiamenti climatici.

A questo servono i piani di gestione sostenibile. Una gestione sia a livello macro, analizzando la vulnerabilità delle foreste ai cambiamenti climatici, regolando il numero delle piante, privilegiando le specie che reagiscono meglio alla siccità, sia a livello di privato (in Italia, la maggior parte dei boschi sono di proprietà privata) utilizzando solamente una parte del legno che gli alberi ogni anno producono grazie alla loro crescita e, dopo qualsiasi taglio boschivo o dopo un danno a opera di eventi estremi, assicurando la rinnovazione con i semi o i ricacci prodotti dagli alberi, oppure seminando nuove piantine.

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Il PEFC Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), l'ente normatore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale, presentando il suo Rapporto Annuale, ha raccontato i dati dei boschi e delle foreste italiane gestite in maniera sostenibile. Il 2019 si è chiuso positivamente con una superficie certificata di 881.068,93 ettari, oltre 62.000 in più rispetto al 2018, segnando un aumento percentuale del 7,6%.


Ecco, però, un secondo “ma”: secondo le previsioni al 2050 che il ministero dell’Ambiente sta elaborando, il trend di crescita naturale dei boschi finirà intorno al 2030. Anche questo non farà rumore. Alcuni individuano una soluzione nella forestazione programmata, progettando e realizzando le cosiddette biocities, città biologiche che integrano il verde degli alberi all’interno della loro architettura urbana e periurbana.


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Le immagini di questo articolo sono tratte dagli scatti del concorso fotografico "ScattailboscoPEFC 2020". Organizzato da PEFC Italia (Programme for Endorsement of Forest Certification).


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